di Fabio Terzariol
Qualche giorno fa abbiamo assistito a “Rumore Dentro“, il racconto intimo del “Babbo del Rock” (come si definisce lo stesso Piero), un viaggio fuori dalle strade comuni. Diretto dal regista Francesco Fei, ci viene raccontato un capitolo cruciale nella vita dell’icona del rock italiano Piero Pelù.
Dopo essere stato presentato in anteprima Fuori Concorso alla 82° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, e dopo le anteprime con la presenza fisica del regista e del cantante il 5/11 a Firenze, 6/11 a Milano e 7/11 a Roma, il film è stato nei cinema italiani il 10, 11 e 12 novembre.
Questa sera, 15 novembre, “Rumore Dentro” sarà proiettato al Cinema Godard di Milano, un’occasione imperdibile per la partecipazione ad un talk con lo stesso Piero Pelù, il regista Francesco Fei ed il direttore artistico del Festival dei Popoli Alessandro Stellino.
Piero Pelù ci fa vivere un viaggio introspettivo e non, che diventa anche invito a tornare a guardarsi negli occhi.
L’incipit di questo “road-movie” raccontato dal regista Francesco Fei parte con un ronzio persistente: un disturbo uditivo invasivo e menomante, destinato a ritornare sotto varie forme appunto in “Rumore dentro”, dove vengono messe alla luce sia le vicende che il momento delicato di Piero Pelù, ex frontman dei Litfiba, band simbolo del rock italiano dagli anni Ottanta in avanti.
“Acufene” risulta essere la parola pronunciata più volte dal protagonista. È una condizione fisica seria e concreta, ma anche il perno metaforico di un racconto: la difficoltà di convivere con un suono interiore che non si spegne mai, 24 ore su 24, fastidiosissimo, che per un musicista abituato a vivere di decibel, energia e volume è una condanna davvero difficile da accettare.
Come detto a più riprese dal rocker fiorentino, se dovesse dire il rumore che aveva e che ha ancora dentro sarebbe censurato a vita, “una rivoluzione non richiesta”.
Scrivere questa sceneggiatura lo ha aiutato molto nel metabolizzare il problema che stava e sta vivendo.
Questa storia alterna riflessioni intime a un viaggio fisico e simbolico… È una storia che fa un pò effetto “fisarmonica”… Ci sono momenti di estrema claustrofobia e momenti di estrema apertura, un viaggio tra i suoi bauli di archivi impolverati dove Piero tira fuori pellicole, nastri Super 8, foto, VHS.
Ed è proprio in questa giostra di ricordi che compaiono anche gli insostituibili “FAB FOUR” (indimenticabile ed emozionante per i fan storici la scena quando si riuniscono in salotto tutti e quattro stanno a ricordare e rivedere vecchi spezzoni di video), i compagni di viaggio di sempre ai tempi dei Litfiba quali Ghigo Renzulli, Gianni Maroccolo, Antonio Aiazzi, ed il compianto Ringo De Palma… Tra concerti in una Leningrado ancora sovietica e palchi italiani invasi da un’energia tipica della new wave di inizio anni ’80.
Immancabili e spettacolari le scene dove vediamo incredibili “aperture” tra la maremma toscana, la Camargue ed il Marocco.
Dopo averci dato e fatto sentire tanto meraviglioso “rumore” strumentale, circa tre anni fa mentre si trovava negli studi di registrazione a Milano, un fonico non molto preparato ha fatto involontariamente partire dentro le cuffie del cantante un “larsen“, un suono “bianco”, facendogli addirittura perdere l’equilibrio.
Malgrado l’accaduto Pelù non prese subito l’iniziativa di andare a farsi controllare da uno specialista; e da qui l’appello che ci fa “non sottovalutare mai nulla, non far passare troppo tempo quando capita una problematica analoga“. Inoltre ha sensibilizzato l’argomento nel programma di Massimo Gramellini lo scorso sabato “In altre parole“, chiedendo ai magnati della terra ed ai multimilionari di investire seriamente sulla ricerca e sulle cause di questa delicata patologia.
Come cita una sua nota canzone, Piero ci invita a “liberare la mente prima che lei si liberi di te, di distrarsi da se stessi…” per lui è l’unico modo di aggirare questo fastidio interiore e persistente.
Oggi, il 10% della popolazione mondiale soffre di acufeni (circa 700 milioni di persone).
“È diventata insostenibile la situazione di stare in mezzo alla folla, dentro un ristorante, camminare per la strada, i rumori dei motori e del traffico, devo per forza di cose avere dei tappi dentro le orecchie…” dice il cantante.
Il “Diablo” ci mostra la sua parte vulnerabile ed intimista come mai prima d’ora (noi che ce lo immaginiamo sempre come l’animale da palcoscenico che a fine concerto si esibisce nello “stage-diving” sul pubblico), quasi costretto dalle circostanze a rallentare un pò la corsa. Ma il “road-movie” a cui abbiamo assistito non è un percorso di rinuncia, ma di ridefinizione ed autorigenerazione.
Il cantante cerca rifugio e conforto in quelle certezze spirituali che negli ultimi anni hanno accompagnato il suo cammino, la devozione a Santa Sarah, protettrice delle comunità sinti e rom (citata sempre nei live alla fine della canzone “Lacio drom” e “Tziganata”).
Quando può Piero scappa dalla velocità e dai tempi che ci impone la quotidianità, si rifugia in Marocco, a Marrakesh, dove scenari mozzafiato restituiscono energia e rigenerano l’anima.
Se Marrakesh diventa luogo di rigenerazione, la collaborazione con Emergency e la riflessione sui fronti degli attuali conflitti bellici, sui temi della disoccupazione, ci mostrano un artista che non smette di interrogarsi sul senso politico e umano del fare musica. Il “rumore dentro”, da esperienza individuale, si allarga così a metafora universale: il segnale di un malessere che non riguarda solo Pelù, ma un’epoca intera, assediata da guerre,conflitti, incomunicabilità, solitudine, razzismo, soprusi.
“Rumore Dentro” è attualmente 32° in classifica al Box Office e sta registrando migliaia di presenze.
Pelù viene da una trionfale tournée estiva nei club, ma continua ad avere sempre una presenza civile importante, a testimonianza del concerto benefico per “Medici senza frontiere”, che si ripeterà il prossimo 20 giugno all’Arena Visarno di Firenze.
Galeotto magari fu questo “viaggio cinematografico” (in concomitanza al 40° anniversario del capolavoro dark-newave del 1986 “17 Re”), che ha fatto sì di celebrare la tanto sperata “REUNION” con i membri storici dei Litfiba sopra citati.
“Tornare a suonare con i Litfiba è un dovere…faremo felici gli unici nostalgici in questo paese”, cioè i nostalgici della musica buona degli anni ’80“.













