La Festa dell’Uva di Borgomanero, lunedì 7 settembre, ospiterà Dado (al secolo Gabriele Pellegrini). Tra parodie musicali, ricordi d’infanzia e una vocazione artigianale per la risata, il comico romano si racconta prima di salire sul palco.
Dado, cosa dobbiamo aspettarci dal tuo show alla Festa dell’Uva?
«In contesti come questo ci si trova di fronte a un pubblico molto variegato, composto da tantissime famiglie con bambini. Per questo definisco il mio spettacolo come un “paracadute”, ossia un linguaggio capace di adattarsi e aprirsi per ogni tipo di spettatore. È uno show molto diverso da quello televisivo o teatrale: ogni contesto ha le sue dinamiche e la piazza richiede la giusta empatia».
Come nasce la tua passione per la musica legata alla comicità?
«Da piccolo, andando a Messa, fui colpito da un sacerdote che, citando Sant’Agostino, disse che chi canta prega due volte. Ho fatto subito mia quella frase e, crescendo, l’ho adattata al mio percorso: sono convinto che chi canta faccia anche ridere due volte».
Qual è il meccanismo creativo dietro alle tue celebri parodie?
«Il comico per natura deve avere un pensiero laterale. Per creare una parodia si parte da un testo di grande successo e ci si lavora sopra pensando in maniera del tutto differente, ribaltando le prospettive».
Sei stato anche protagonista di una prova da record…
«Era il periodo degli anni giovanili: ci venne l’idea folle e divertente di eseguire un brano lungo ben 25 ore e 1 minuto. Una performance decisamente particolare!».
Che ritmo o genere musicale assoceresti a una piazza come quella della Festa dell’Uva?
«Sicuramente un ritmo popolare, di quelli capaci di unire la gente in uno spirito sincero di amicizia, festa e condivisione».
Quali sono i tuoi prossimi progetti all’orizzonte?
«Sto preparando il nuovo spettacolo live e contemporaneamente mi sto concentrando sul nuovo materiale destinato alla televisione. Per me far ridere non è solo un mestiere, è una vera missione: mi ritengo un impiegato della comicità, costantemente al lavoro per strappare un sorriso al pubblico».
Intervista di Simone Cerri











