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	<title>Recensione &#039;Il Sogno di un&#039;italia&#039; Archivi - MusicandtheCity Magazine</title>
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	<title>Recensione &#039;Il Sogno di un&#039;italia&#039; Archivi - MusicandtheCity Magazine</title>
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		<title>Il Sogno di un&#8217;Italia – Scanzi e Casale al Teatro Colosseo, &#8216;Musica e parole&#8217; per svegliare il Paese</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Letizia Reynaud]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 13 Mar 2016 20:34:07 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA['1984-2004 Vent’anni senza mai andare a tempo']]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Scanzi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Sogno di un&#8217;Italia – Scanzi e Casale al Teatro Colosseo, &#8216;Musica e parole&#8217; per svegliare il Paese di Marco Drogo Intrattengono, divertono, emozionano ma soprattutto fanno riflettere le 700 [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: center"></h3>
<h3 style="text-align: center"><span style="color: #000000"><strong>Il Sogno di un&#8217;Italia – Scanzi e Casale al Teatro Colosseo, &#8216;Musica e parole&#8217; per svegliare il Paese</strong></span></h3>
<h3 style="text-align: right"><span style="color: #000000"><strong>di Marco Drogo</strong></span></h3>
<h3><span style="color: #000000">Intrattengono, divertono, emozionano ma soprattutto fanno riflettere le 700 persone presenti al <strong>Teatro Colosseo</strong> di Torino. <strong>Andrea Scanzi</strong> e <strong>Giulio Casale,</strong> ne &#8216;<strong>Il Sogno di un&#8217;Italia&#8217;, &#8216;1984-2004 Vent’anni senza mai andare a tempo&#8217;</strong>, riescono a raccontare 20 anni di storia d&#8217;Italia, le pagine più controverse e drammatiche, &#8216;Mani Pulite&#8217;, &#8216;Le stragi di mafia&#8217; con le uccisioni di <strong>Falcone</strong> e <strong>Borsellino</strong>, il G8 di Genova, la &#8216;macelleria messicana&#8217; dell&#8217;irruzione nella scuola Diaz e la morte di<strong> Carlo Giuliani,</strong> l&#8217;attuale distanza di molti cittadini dalla politica, frutto della caduta degli ideali e della conseguente disgregazione sociale, l&#8217;edonismo degli anni 80, l&#8217;avvento delle tv commerciali, l&#8217;ascesa di <strong>Berlusconi</strong> e l&#8217;attuale governo <strong>Renzi,</strong> costruendo uno spettacolo di quasi due ore, che lancia interrogativi più che giudizi, reggendosi sui monologhi di <strong>Scanzi</strong>, vero mattatore, capace di far ridere e far meditare e sull&#8217;ottima spalla,<strong> Giulio Casale</strong>, che fa da accompagnamento musicale, sottolineando gli snodi cruciali, interpretando canzoni, italiane e internazionali, accuratamente scelte. Da <strong>Ivano Fossati</strong> &#8216;Una notte in Italia&#8217; (1986), che apre lo spettacolo, a <strong>Edoardo Bennato</strong> &#8216;In fila per tre&#8217; (1974) a <strong>Jeff Buckley</strong> &#8216;Hallelujah&#8217; (1994) a <strong>Vasco Rossi</strong> &#8216;Liberi Liberi&#8217; (1989), <strong>Franco Battiato</strong> &#8216;Povera Patria&#8217; (1992),<strong> Francesco De Gregori</strong> &#8216;W l&#8217;Italia&#8217; (1979), <strong>Giorgio Gaber</strong> &#8216;Il Cancro&#8217; (1976), a &#8216;C&#8217;è tempo&#8217; (2003) di <strong>Ivano Fossati,</strong> la canzone conclusiva.</span></h3>
<h3><span style="color: #000000">Il primo monologo di Scanzi è dedicato alla morte di <strong>Enrico Berlinguer</strong>, al comizio del 7 giugno 1984 in Piazza della Frutta, a Padova, alla sua ostinazione nel portare avanti il suo discorso, le sue idee, più forte del malore che ha avuto, fino al sacrificio finale. &#8220;Se è questo il metro di paragone, il resto non regge – spiega, Scanzi. E&#8217; una slavina che non è soltanto politica, ma ha a che fare con tutto ciò che è o sembra cultura. Ha a che fare anche con la musica: le canzoni sono lo specchio del presente, sono la cartina tornasole per raccontarlo e comprenderlo. Anticipano il futuro e lo indirizzano, lo condizionano. Pasolini sosteneva che le canzoni hanno un potere magico e abbiettamente poetico&#8221;.</span></h3>
<h3><span style="color: #000000">Lo spettacolo, usando la forma del teatro-canzone, con una scenografia essenziale, una scrivania, una ruota che raffigura un&#8217;Italia disunita e una sedia, descrive 20 anni in cui &#8216;Il deserto dei Tartari&#8217; dell&#8217;appartenenza politica, sia a destra sia a sinistra, portava a cercare un&#8217;appartenenza &#8216;altra&#8217;, nello sport, nella musica, con le identificazioni per le morti &#8216;di famiglia&#8217; di <strong>Freddie Mercury</strong>,<strong> Jeff Buckley</strong> e <strong>Kurt Cobain</strong>, nel cinema, con la morte prematura di <strong>Massimo Troisi</strong>, nello sport con il tragico incidente di Imola che si portò via <strong>Ayrton Senna</strong> e nella televisione commerciale negli anni del &#8216;Drive In&#8217;, di &#8216;Ok il Prezzo è giusto&#8217;, della &#8216;Ruota della Fortuna&#8217;, le identificazioni con i comici contro<strong>, Daniele Luttazzi,</strong> <strong>Sabina Guzzanti</strong> e quelle con la magistratura, con <strong>Francesco Saverio Borrelli</strong> e <strong>Antonio Di Pietro</strong>. &#8220;Un gran ballo &#8211; dice Scanzi &#8211; in assenza di meglio, dove mancavano gli attori principali&#8221;.</span></h3>
<h3><span style="color: #000000">&#8216;Il Sogno di un&#8217;Italia&#8217; individua tre momenti principali, tre match-point, in cui il destino del Paese poteva cambiare. Il primo è nel 1976, con le elezioni politiche che vedevano favorito il PCI di Berlinguer. Un&#8217;occasione persa da quella generazione, il compromesso storico, l&#8217;ascesa di <strong>Craxi,</strong> gli anni di piombo con il terrorismo rosso e nero. Il secondo match-point è nel 1992, l&#8217;anno di Tangentopoli, di Mani Pulite, della Seconda Repubblica e della Strage di Capaci. L&#8217;ultimo è il G8 di Genova con la &#8216;macelleria messicana&#8217; alla scuola Diaz e l&#8217;uccisione di Carlo Giuliani. Un Paese che si divide nuovamente, ormai affetto da un cancro.</span></h3>
<h3><span style="color: #000000">E &#8216;l&#8217;appartenenza emotiva&#8217; svanisce il 14 febbraio 2004, in uno squallido Residence di Rimini, quando muore<strong> Marco Pantani.</strong> Scanzi e Casale, proprio come faceva il Pirata, chiedono al Paese uno scatto per abbreviare l&#8217;agonia. Per ripartire, sulle orme di grandi esempi come quello di <strong>Ferruccio Parri</strong> e di <strong>Antonino Caponnetto.</strong> Per non cedere alla rassegnazione e far trionfare la speranza.</span></h3>
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