di Simone Cerri e Letizia Reynaud
Vorrei ma non posso.
Questa è la sensazione che ci ha lasciato il Festival di Sanremo 2026.
Un’edizione popolare, forse troppo, che non ha inciso e non è stata capace di lasciare il segno.
Le canzoni
Tanti i generi proposti e le sonorità, ma niente di accattivante e riconoscibile.
Nessuno dei trenta brani in gara nella kermesse ci ha stupito particolarmente e facciamo fatica ad apprezzarli anche dopo svariati ascolti.
Basti parlare della canzone vincitrice. Sal Da Vinci propone un brano neomelodico senza troppe pretese che ha avuto quale unico merito quello di essere orecchiabile. Se per vincere è bastato questo, si capisce come la proposta in generale fosse di poco valore.
Stupisce negativamente il nono posto di Serena Brancale ma, anche se si poteva puntare a qualche posizione in più, non è uno scandalo vederla fuori dai cinque finalisti. Riascoltata la canzone in un contesto radiofonico trasmette anche meno emozioni rispetto alla versione con orchestra.
Sayf può essere il nuovo che avanza, la canzone più fresca e che lascia intravedere un futuro roseo.
Che fastidio! di Ditonellapiaga ha un buon ritmo, ottimi arrangiamenti, ma non è trasversale. Il testo parla del malessere di tutti i giorni.
Arisa è la voce migliore di questa edizione, il suo pezzo in forma di diario ha però le atmosfere dei cartoni Disney; anche qui si sarebbe potuto fare meglio.
Il brano più centrato è apparso quello di Fedez & Marco Masini, nel complesso il migliore realizzato nel 76° Festival di Sanremo.
Obiettivo fallito per Ermal Meta: la sua Stella stellina tratta di un argomento toccante ma la musica scelta fa a cazzotti con il testo.
Ossessione di Samurai Jay ha catturato l’attenzione più per la presenza di Belen che per il valore musicale.
Le Bambole di pezza? Hanno portato il rock in rosa a Sanremo, ma voce e musica sono apparsi staccati e distanti tra loro.
Ci domandiamo quante di queste canzoni verranno ricordate, non nel lungo ma anche nel breve periodo.
Scommettiamo poche. Anche le radio non sembrano premiare in massa le scelte sanremesi, almeno a prima vista. Eppure i primi dati di diffusione raccontano una realtà leggermente diversa.
Infatti, alla week 10 del 2026 (classifica aggiornata all’8 marzo) tra i brani più trasmessi in radio troviamo diverse canzoni del Festival, ma con dinamiche differenti rispetto alla classifica finale.
Top 10 Radio – Week 10 / 2026
- Che fastidio! – Ditonellapiaga
- I Just Might – Bruno Mars
- Male necessario – Fedez + Marco Masini
- I romantici – Tommaso Paradiso
- Stupida sfortuna – Fulminacci
- Tu mi piaci tanto – Sayf (new entry)
- Per sempre sì – Sal Da Vinci (new entry)
- Italiano Starter Pack – J-Ax (new entry)
- Ossessione – Samurai Jay (new entry)
- Anche a vent’anni si muore – Blanco
Un dato colpisce più di tutti: la canzone vincitrice di Sanremo, Per sempre sì di Sal Da Vinci, è soltanto settima tra i brani più trasmessi in radio.
A guidare la classifica è invece Ditonellapiaga con Che fastidio!, seguita dal convincente Male necessario di Fedez e Marco Masini e da I romantici di Tommaso Paradiso. Anche Fulminacci si difende bene con Stupida sfortuna.
Insomma, proprio alcuni dei brani che abbiamo definito tra i più centrati sembrano trovare ora maggiore spazio nell’airplay radiofonico.
Da segnalare anche la crescita di altri pezzi del Festival nelle programmazioni radio, mentre il brano di Arisa, pur non essendo ancora nella top ten, risulta in salita nelle rotazioni e potrebbe rientrare presto tra i più trasmessi.
La classifica finale del Festival
1° Sal Da Vinci – Per sempre sì
2° Sayf – Tu mi piaci tanto
3° Ditonellapiaga – Che fastidio!
4° Arisa – Magica favola
5° Fedez & Marco Masini – Male necessario
6° Nayt – Prima che
7° Fulminacci – Stupida fortuna
8° Ermal Meta – Stella, stellina
9° Serena Brancale – Qui con me
10° Tommaso Paradiso – I romantici
11° LDA & Aka 7even – Poesie clandestine
12° Luchè – Labirinto
13° Bambole di pezza – Resta con me
14° Levante – Sei tu
15° J-Ax – Italia starter pack
16° Tredici Pietro – Uomo che cade
17° Samurai Jay – Ossessione
18° Raf – Ora e per sempre
19° Malika Ayane – Animali notturni
20° Enrico Nigiotti – Ogni volta che non so volare
21° Maria Antonietta & Colombre – La felicità e basta
22° Michele Bravi – Prima o poi
23° Francesco Renga – Il meglio di me
24° Patty Pravo – Opera
25° Chiello – Ti penso sempre
26° Elettra Lamborghini – Voilà
27° Dargen D’Amico – Ai Ai
28° Leo Gassmann – Naturale
29° Mara Sattei – Le cose che non sai di me
30° Eddie Brock – Avvoltoi
I premi
Premio della Critica Mia Martini (Sala Stampa Roof) – Fulminacci
Sala Stampa Lucio Dalla – Serena Brancale
Sergio Bardotti per il miglior testo – Fedez & Marco Masini
Giancarlo Bigazzi per la miglior composizione musicale – Ditonellapiaga
TIM – Serena Brancale
Conduzione e polemiche
A dare pepe al mondo del Festival sono sempre state le polemiche.
Quest’anno sono mancate anche quelle.
Non ci sono stati momenti di grande discussione, eccezion fatta per il bacio Levante–Gaia che, poi, di per sé non è neanche una cosa da far parlare così tanto.
Carlo Conti ha riproposto una conduzione a cento all’ora: come in una catena di montaggio i cantanti passavano, cantavano e salutavano.
Forse 30 big sono troppi, sarebbe meglio sfoltire un po’ la rosa e prendersela con maggiore calma. Anzi senza il forse, 30 Big sono decisamente troppi!
Laura Pausini ha calcato dignitosamente il palco: è stata simpatica senza però andare oltre il compitino.
I bellissimi Can Yaman e Irina Shayk hanno dato poco. Se l’attore turco si cimenta con un buon italiano, per quanto ingessato, la supermodella parla inglese e tutto dà l’impressione di essere freddo.
Note positive giungono da Achille Lauro: a Sanremo lo abbiamo visto in varie vesti e ha sempre colpito nel segno. Con stile ha regalato momenti toccanti.

Brillante la prova di Ubaldo Pantani che, da outsider, riesce a convincere un po’ tutti.
I comici sono stati le sorprese: infatti anche Lillo e Nino Frassica hanno saputo strappare qualche risata.
Giorgia Cardinaletti si dimostra professionista completa e ha retto con padronanza la tensione.
Splendidi il sorriso e la forza di Bianca Balti.
Sufficienza risicata per Pilar Fogliati.
Analizzando la serata cover ci chiediamo come mai nel Festival della canzone italiana siano stati proposti diversi brani stranieri. Nulla contro i grandi capolavori della musica internazionale, ma qui apparivano fuori contesto; uno, tra l’altro, ha pure vinto (seppur meritatamente).
Verso l’Eurovision e il futuro
Ora non resta che aspettare l’Eurovision Song Contest, dove vedremo se il neomelodico napoletano di Sal Da Vinci riuscirà davvero a fare breccia nel cuore di un pubblico europeo.
Il dubbio resta: per un palco internazionale forse Che fastidio! di Ditonellapiaga sarebbe stata una proposta decisamente più adatta e contemporanea.
L’anno che verrà
Il segreto di Pulcinella è stato l’annuncio di Stefano De Martino in veste di direttore artistico 2027. Lui è l’uomo in rampa di lancio: il palco sanremese potrebbe decretarne la consacrazione o bloccare la sua scalata all’olimpo della televisione italiana.
Qual è però la sua preparazione musicale? Non ci si può improvvisare direttori artistici: sarà affiancato da un corposo gruppo di lavoro e questo appare necessario.
Non ci resta che attendere il responso dell’Ariston e soprattutto l’edizione 2027… senza sapere davvero cosa ci aspetterà, in barba alle tante ipotesi già circolate, alcune persino elaborate con l’aiuto dell’intelligenza artificiale.
















